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I vantaggi dell'adesione

Il motivo principale per il quale nel 2007 è stata varata la riforma del sistema previdenziale è ancora oggi lo stesso che dovrebbe spingere i lavoratori italiani a scegliere di trasferire il proprio TFR ad una forma pensionistica integrativa.

Con il passaggio delle forme di previdenza obbligatoria dal metodo retributivo (che parametrava la pensione all’ultimo stipendio percepito) a quello contributivo (in base al quale la pensione è determinata in base all’ammontare dei contributi effettivamente versati durante l’attività lavorativa), i tassi di sostituzione delle pensioni obbligatorie (il rapporto tra l’ultima retribuzione e la prima prestazione pensionistica) si sono notevolmente ridotti, fino a giungere a circa il 55% per alcune categorie di lavoratori.

Questo rende per tutti necessario integrare la pensione obbligatoria aderendo al sistema di previdenza complementare: il conferimento del TFR diventa così la principale fonte di finanziamento per le forme pensionistiche complementari, che investono le risorse raccolte e permettono di ottenere rendimenti più elevati di quanto non faccia il TFR mantenuto in azienda.

Ma esistono altri vantaggi per aderire alla previdenza complementare: le anticipazioni, riconosciute all’aderente nel corso del periodo di accumulazione, calcolate sull’intera posizione individuale maturata e con regole più flessibili, una gestione più attenta al proprio profilo di rischio e all’età anagrafica, nonché le agevolazioni fiscali dei contributi versati e delle prestazioni maturate.

Vantaggi in generale

Scegliendo di aderire al sistema di previdenza complementare, i soggetti interessati dalla riforma possono beneficiare di una serie di vantaggi legati alla realizzazione di una pensione integrativa.

La riforma ha previsto, per chi è iscritto a una forma di previdenza complementare, un’ampia tutela per l’intero periodo di partecipazione: con l’adesione il TFR, da accantonamento dell’azienda, diventa parte del patrimonio autonomo e separato della forma previdenziale prescelta e viene gestito secondo precise regole di trasparenza. Gli strumenti previdenziali (e le società promotrici) sono inoltre sottoposti alla vigilanza delle autorità di settore e alla preventiva autorizzazione da parte della COVIP.

Dal punto di vista dell’investimento, il vantaggio più grande consiste nel fatto che l’adesione ad un fondo pensione (piuttosto che a un PIP) consente di ottenere rendimenti superiori - spesso di molto - rispetto a quelli garantiti dalla semplice rivalutazione del TFR (pari all’1,5% + il 75% del tasso di inflazione annuo).
A questo bisogna aggiungere che soltanto aderendo alla previdenza complementare è possibile usufruire dell’eventuale contributo del datore di lavoro, stabilito in percentuale della retribuzione annua lorda.

La riforma inoltre riconosce agli iscritti il diritto alla portabilità della posizione pensionistica maturata: dopo almeno 2 anni di permanenza nella forma prescelta (allo scopo di tutelare l’investimento) l’aderente è libero di spostarsi ad un’altra forma e di far confluire ad essa i flussi di TFR e i contributi futuri (per il contributo datoriale, è necessario rifarsi agli accordi collettivi).

Tra i vantaggi legati alla sottoscrizione di un fondo pensione o di un PIP, infine, è importante ricordare la possibilità, dopo un periodo iniziale di adesione, di ottenere l’anticipazione o il riscatto di una parte della posizione maturata, usufruendo inoltre di un trattamento fiscale agevolato.

I vantaggi fiscali dei contributi e delle prestazioni

Uno dei principali vantaggi legati all’adesione alla previdenza complementare consiste nella possibilità di accedere alle agevolazioni fiscali riconosciute agli iscritti. Il trattamento fiscale è articolato in modo differente con riferimento ai contributi versati, ai rendimenti conseguiti, alle anticipazioni e alle prestazioni erogate.

I contributi versati dal lavoratore e dal datore di lavoro, escluso in TFR, sono interamente deducibili dal reddito complessivo Irpef, fino ad un massimo di 5.164,57 euro annui. Entro questa soglia devono rientrare anche gli eventuali contributi versati a favore dei familiari fiscalmente a carico.
La riforma prevede poi un particolare trattamento di favore per chi è assunto dopo il 1° gennaio 2007. Per questi soggetti è prevista la possibilità, nei 20 anni successivi al quinto di occupazione, di eccedere la soglia di 5.164,57 euro, per una cifra complessiva pari alla differenza tra 25.822,85 euro e il totale dei contributi versati entro i primi cinque anni di iscrizione alla previdenza complementare.

Sono previste agevolazioni fiscali anche sui rendimenti della gestione finanziaria delle risorse: le forme di previdenza complementare sono infatti soggette ad un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi pari all’11%, che risulta molto più conveniente rispetto alla tassazione su altre forme di investimento finanziario.

Una volta maturati i requisiti per l’accesso alla pensione obbligatoria, l’iscritto alla previdenza complementare può scegliere se ottenere una prestazione in forma di rendita o di capitale (nel limite massimo del 50% del montante finale accumulato).
In entrambi i casi, il prelievo fiscale sarà esercitato solo sulla parte non ancora assoggettata a tassazione durante la fase di accumulo: saranno quindi esclusi i contribuiti non dedotti (oltre la soglia di 5.164,57 euro) e i rendimenti già tassati. L’aliquota ordinaria prevista è del 15%, che si riduce dello 0,30% per ogni anno di partecipazione alla previdenza complementare successivo al quindicesimo. La riduzione massima, in ogni caso, è fissata al 6%: di conseguenza, dopo 35 anni di partecipazione l’aliquota applicata scende al 9%.

È importante notare come il regime fiscale previsto per fondi pensione e per piani individuali di previdenza sia particolarmente favorevole soprattutto se confrontato con quello a cui è soggetto il TFR rimasto in azienda: in questo caso, infatti, l’imposizione minima (basata sulle aliquote Irpef) è pari al 23% (ma può anche essere superiore).

La riforma, confermando un diritto previsto già in passato, consente agli iscritti di ottenere un’anticipazione o un riscatto parziale in alcuni specifici casi.
Le anticipazioni richieste per sostenere spese sanitarie straordinarie o relative a situazioni di particolare gravità sono tassate nella misura del 15%, con una riduzione dello 0,3% per ogni anno di iscrizione successivo al quindicesimo (per un massimo del 6% complessivo). Sono sottoposti allo stesso regime impositivo gli importi ottenuti a titolo di riscatto nei casi di disoccupazione, mobilità, invalidità e decesso.
Le anticipazioni percepite per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa, oppure per ulteriori esigenze (in questo caso, non oltre il 30% del totale) sono invece tassate nella misura fissa del 23%.

 

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