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Diversificazione

Diversificazione, un concetto astratto che in concreto significa “non mettere tutte le uova nello stesso paniere”, perché se cade la cesta si rompono tutte. I fondi investono in molti titoli, che differiscono per capitalizzazione, mercato e settore di appartenenza, per cui le perdite che derivano dal crollo di uno o alcuni sono bilanciate dalle performance delle altre posizioni che compongono il portafoglio.

Con i fondi, la diversificazione viene affidata a un professionista il gestore, il quale ha accesso a una grande quantità di dati e informazioni di cui difficilmente il singolo potrebbe disporre. Inoltre, questo processo è costoso per l’investitore privato, che dovrebbe acquistare molti titoli azionari o obbligazionari per evitare la concentrazione su una sola area o settore.

In questo senso il fondo comune è un “servizio chiavi in mano”. Esiste però un altro livello di diversificazione, quello tra i fondi. Infatti, se l’investitore sottoscrivesse tutti comparti specializzati sui mercati emergenti, sarebbe fortemente penalizzato dal crollo delle Borse di quelle aree. Analogamente, se acquistasse solo fondi azionari, lasciando da parte quelli obbligazionari. E’ vero che la correlazione tra i mercati è aumentata, ma non è totale. Inoltre, la volatilità è diversa tra le asset class, implicando livelli di rischio differenti.

Nella diversificazione, tuttavia, non bisogna eccedere. Un portafoglio troppo frammentato non è necessariamente meno rischioso; al contrario è più costoso e quindi meno redditizio. Molti studi dimostrano che costruire la corretta asset allocation è più importante che scegliere i singoli fondi. E’ come un cuoco che può disporre di ottimi ingredienti, ma non sa cucinarli oppure usa troppo o troppo poco sale.

 

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