Assogestioni
 

I soggetti interessati

Vivere una pensione serena è il desiderio di tutti.
Il sistema di previdenza complementare, attraverso la costruzione di una pensione aggiuntiva che integra quella garantita dalla previdenza obbligatoria, offre ad ognuno la possibilità di soddisfare questa esigenza, anche a chi non è titolare di TFR.

La riforma, infatti, anche se coinvolge soprattutto i lavoratori dipendenti - ai quali per la prima volta viene riconosciuta piena libertà di scelta - riguarda da vicino i liberi professionisti, i lavoratori autonomi e chi non ha un lavoro o è fiscalmente a carico di altri (tipicamente i figli e il coniuge non-lavoratore).

Sono interessati anche i datori di lavoro e i soggetti incaricati alla vendita dei prodotti previdenziali: conoscere le scadenze, gli obblighi di comunicazione e le caratteristiche dei prodotti è importante per affrontare la scelta con l’adeguata preparazione.

 

Lavoratori dipendenti

La riforma della previdenza complementare, entrata in vigore il 1° gennaio 2007, ha introdotto in Italia un’importante innovazione: la libertà di scelta circa la destinazione del TFR.
Mentre è confermata la possibilità di mantenere il proprio TFR presso il datore di lavoro, a differenza di quanto accadeva in passato oggi la facoltà di decidere la forma di previdenza complementare di destinazione non è più riconosciuta soltanto alla contrattazione collettiva, ma anche agli stessi lavoratori, che hanno diritto di scegliere se trasferire il proprio TFR ad fondo aperto, un fondo negoziale o un PIP.

I lavoratori alla prima occupazione, o chi passa da un’attività autonoma a un lavoro dipendente, entro 6 mesi dalla data di prima assunzione possono decidere di:
- destinare il TFR maturando a una forma di previdenza complementare;
- mantenere il TFR maturando in azienda. Nel caso l’azienda sia composta da 50 o più dipendenti, il datore di lavoro provvederà a versare la liquidazione al Fondo di Tesoreria costituito presso l’Inps.

In entrambi i casi la scelta, assunta in modo esplicito dal lavoratore, deve essere presentata per iscritto al proprio datore di lavoro, insieme all’indicazione della forma di previdenza complementare prescelta. Se si decide di aderire alla previdenza complementare, il TFR maturato tra la data di assunzione e il momento della scelta resta in azienda; se si opta per la conservazione presso il datore di lavoro con almeno 50 dipendenti, il TFR maturato dalla data di assunzione va al Fondo di Tesoreria Inps.

Nel caso il lavoratore non esprima una scelta entro il semestre previsto, il TFR futuro sarà versato dal datore di lavoro alla forma collettiva di previdenza complementare prevista dai contratti o dagli accordi collettivi stipulati tra l’azienda e i lavoratori, o da un diverso accordo aziendale (che deve essere in ogni caso comunicato dal datore di lavoro al dipendente in modo diretto e personale).
Se nell’azienda è prevista più di una forma pensionistica collettiva, il datore di lavoro trasferirà il TFR alla forma individuata attraverso accordo aziendale. In mancanza di tale accordo, i flussi di TFR saranno destinati alla forma di previdenza integrativa che abbia raccolto il maggior numero di adesioni.

Nel caso questi criteri non fossero sufficienti ad individuare una forma collettiva di previdenza complementare, l’intero TFR maturando è trasferito al FONDINPS, che sarà soggetto alle medesime norme che regolano le altre forme integrative di previdenza.

Lavoratori assunti entro il 31 dicembre 2006
I lavoratori dipendenti assunti prima del 31 dicembre 2006 sono già stati chiamati a comunicare la propria scelta, entro il termine del30 giugno 2007. Oltre la scadenza prevista, per i lavoratori “silenti” è scattato il meccanismo del “silenzio assenso” e il loro intero TFR maturando è stato versato dal datore di lavoro alla forma collettiva prevista o, in via residuale, al FONDINPS (valgono in questo caso le modalità sopra elencate per i nuovi assunti).

Chi ha invece deciso di non aderire alla previdenza complementare, comunicando la propria scelta al datore di lavoro, ha optato per il mantenimento del proprio TFR in azienda (o presso il Fondo di Tesoreria istituito presso l’INPS, nel caso di aziende con più di 50 dipendenti); in questo caso, rimane comunque salva la possibilità di aderire in ogni momento ad una forma di previdenza complementare.


Lavoratori autonomi e liberi professionisti

Queste categorie di lavoratori, prima dell’entrata in vigore delle nuove norme, avevano già la possibilità di aderire ad un fondo pensione aperto o di sottoscrivere un piano individuale di previdenza.
Tuttavia, le innovazioni introdotte a partire dal 1° gennaio 2007 interessano direttamente anche questi soggetti, che possono ora beneficiare delle nuove agevolazioni fiscali, con la possibilità di dedurre i contributi dal reddito complessivo e disporre di un sistema di tassazione delle prestazioni pensionistiche con aliquote agevolate rispetto a quelle applicate ad altre forme di investimento (per approfondire, clicca qui).


Non lavoratori e soggetti fiscalmente a carico

La previdenza complementare interessa anche chi non ha attualmente un lavoro o dipende economicamente da un’altra persona. I soggetti privi di reddito possono infatti aderire alle forme pensionistiche complementari di carattere individuale, come i fondi aperti ad adesione individuale e i PIP assicurativi.

Chi, invece, risulta fiscalmente a carico di altri (come, ad esempio, i figli e il coniuge) può iscriversi sia ad una forma pensionistica individuale, sia alla forma pensionistica collettiva cui aderisce (o può aderire) la persona nei confronti della quale il soggetto è a carico. Per il soggetto fiscalmente a carico, il vantaggio fiscale dell’adesione può andare anche a beneficio di chi versa materialmente i contributi: quest’ultimo, infatti, potrà calcolare nel limite di deducibilità previsto anche i versamenti a favore del soggetto fiscalmente a carico, per la parte da questo non dedotta.

 

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