Assogestioni
 

Il rendimento della gestione attiva degli investitori al dettaglio

L'evidenza empirica riguardo al rendimento conseguito dalla gestione realizzata dai singoli investitori

Sino alla metà degli anni novanta si sapeva molto poco relativamente al rendimento della gestione attiva da parte degli investitori al dettaglio, contrariamente a quanto accadeva per i fondi comuni di investimento, uno dei comparti più studiati nell'intera finanza empirica.
Molti risultati sono però stati sviluppati negli ultimi anni, soprattutto grazie alla possibilità di utilizzare ampie banche dati, riguardanti le operazioni effettuate da migliaia di individui. Le banche dati sono state rese disponibili da alcuni discount broker statunitensi.

Barber e Odean sono i ricercatori più attivi nell'analisi di queste banche dati. Essi cercano di interpretare le operazioni di investimento svolte dagli individui alla luce dei bias comportamentali individuati dalle analisi di finanza comportamentale, facendo particolare riferimento alla tendenza degli individui ad essere troppo fiduciosi in se stessi. In alcune analisi, Barber e Odean analizzano la relazione tra la quantità di turnover (vale a dire la frequenza degli acquisti e delle vendite di titoli azionari in un certo periodo di tempo) e il rendimento conseguito dall'investitore. Trovano che i rendimenti al lordo dei costi di transazione sono indipendenti dal turnover, ma che i rendimenti al netto dei costi di transazione hanno una forte relazione inversa con il turnover. Un'interpretazione possibile è che gli individui inclusi nel campione (di oltre 66mila soggetti) non hanno una particolare capacità di selezione dei titoli e non tendono perciò a guadagnare di più facendo molte transazioni. Al contrario, l'aumento dei costi di transazione associati al maggior turnover non viene compensato da più elevati rendimenti medi, lasciando quindi una relazione inversa tra transazioni e rendimenti. In altre analisi Barber e Odean trovano che i titoli che in genere vengono venduti dagli individui hanno una variazione futura dei prezzi (per un periodo sino a due anni dopo l'operazione) più ampia dei titoli che vengono acquistati: su un orizzonte biennale il differenziale di rendimento tra titoli venduti e titoli acquistati è leggermente superiore a 3,5%. Inoltre gli studi rivelano la tendenza degli investitori a detenere titoli in perdita eccessivamente a lungo, quasi come se il mantenimento in portafoglio rappresentasse il rifiuto della disponibilità a riconoscere l'errore effettuato nell'acquistare un titolo il cui prezzo è poi sceso.

Anche nel campo dell'accumulazione della ricchezza previdenziale si riscontrano alcune tendenze preoccupanti. Benartzi ad esempio mostra che circa un terzo dei contributi ai piani pensionistici aziendali negli Stati Uniti sono investiti in titoli della stessa azienda presso cui si lavora, un comportamento che contrasta con elementari principi di diversificazione del portafoglio. Si riscontra inoltre una forte tendenza da parte degli individui nel seguire le indicazioni dell'impresa che offre il piano pensionistico, sia per quanto riguarda l'ammontare annuale di contribuzione sia per quanto riguarda l'investimento in varie classi di attività finanziarie.

 

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