Assogestioni
 

L’evidenza empirica di lungo periodo sulla volatilità

I risultati di analisi e studi sull'iterazione tra volatilità e variabili macroeconomiche

La volatilità di lungo periodo del mercato azionario statunitense è all'incirca uguale al 18%; in altri mercati la volatilità può essere anche più elevata, raggiungendo punte del 50-60% in alcuni mercati emergenti.
Esistono quindi differenze marcate tra paesi anche nel lungo periodo. Inoltre, la volatilità cambia nel corso del tempo anche all'interno di uno stesso mercato azionario. In periodi di forte crisi la volatilità può salire a livelli del 50-60% anche in mercati tradizionalmente stabili. Ciò è accaduto ad esempio nel periodo seguente l'attacco terroristico del settembre 2001 o nel periodo di crisi seguente la chiusura dell'hedge fund Long Term Capital Management.
Analisi empiriche di Schwert hanno mostrato che la dinamica della volatilità è difficilmente spiegabile sulla base della volatilità delle variabili macroeconomiche come la produzione industriale, l'offerta di moneta, i tassi di interesse, l'inflazione. Analisi più recenti (Beltratti e Morana, 2006) mostrano l'esistenza di numerosi cambiamenti strutturali nella volatilità del mercato azionario statunitense e di una interessante concomitanza tra i momenti di cambiamento strutturale della volatilità del mercato azionario e i momenti di cambiamento strutturale della volatilità dei tassi di interesse e dell'offerta di moneta.
Interessanti sono anche gli studi relativi alla volatilità dei rendimenti di singoli titoli e dei settori (si veda lo studio di Campbell, Lettau, Malkiel e Xu), in cui si mostra che la volatilità del mercato azionario nel suo complesso non è salita in maniera stabile nel corso del tempo ma che sono aumentate la volatilità del rendimento sia dei singoli titoli sia dei settori. I risultati sono compatibili tra loro grazie ad una diminuzione della correlazione tra i rendimenti dei vari titoli.

 

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