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La valutazione della performance

La valutazione della performance di un investimento: il confronto tra alternative e l'utilizzo del benchmark

L'investitore che affida a un gestore professionale la gestione del proprio portafoglio di attività finanziarie ha il diritto di conoscere la qualità della performance ottenuta e a valutarla rispetto ai parametri e agli indicatori più adatti.
L'informazione così ottenuta può essere utilizzata per modificare i vincoli del mandato affidato al gestore, gli obiettivi dell'attività di investimento e la quantità di denaro affidata al gestore. Lo stesso, naturalmente, vale anche nel caso in cui il gestore e l'investitore siano lo stesso soggetto.

L'idea centrale della misurazione e della valutazione della performance finanziaria è il confronto fra il risultato ottenuto dalla gestione attiva di un portafoglio e quella di una o più alternative appropriate: un portafoglio analogo gestito attivamente o passivamente, o un altro indicatore dell'andamento di uno o più mercati.
Il caso più semplice è quello della gestione passiva che, essendo orientata a replicare esattamente l'andamento di un portafoglio dato, può essere utilmente confrontata con la performance di tale portafoglio (ovvero, una gestione passiva che punta a replicare l'andamento del portafoglio rappresentato dall'indice S&P/Mib può essere razionalmente confrontata solo con l'andamento dell'indice stesso).

Nel caso delle gestioni attive, invece, la scelta delle alternative di confronto non è né semplice né banale. I portafogli di confronto, detti benchmark, devono essere adeguati e devono rappresentare portafogli che potrebbero realmente essere scelti in alternativa a quello detenuto.
Ma, una volta individuato uno o più portafogli alternativi, quali sono gli indicatori di performance da confrontare?
Il rendimento è senza dubbio l'elemento più rilevante, ma è necessario tenere in conto anche le differenze nell'esposizione al rischio dei diversi portafogli. Questo è possibile:
- individuando un indicatore che incorpori entrambi gli elementi;
- eseguendo i confronti solo fra portafogli con grado di rischio analogo.
In genere, si ricorre alla seconda prassi, utilizzando come benchmark portafogli teorici formati da una componente di attività prive di rischio (titoli di stato a breve termine o indici del relativo mercato) e attività rischiose (titoli azionari e obbligazionari o indici dei relativi mercati).

Una valutazione base della performance di un portafoglio può quindi tenere in considerazione:
- il rendimento: misurato di solito su un periodo di cinque anni, con sottoperiodi trimestrali. Si considerano sia il rendimento totale sia il rendimento in eccesso (cioè il rendimento ottenuto dal portafoglio in un trimestre al netto del rendimento ottenuto nello stesso periodo da un'attività priva di rischio);
- il rischio: misurato dalla deviazione standard dei rendimenti trimestrali, considerata in sé, o regressa rispetto a una misura di mercato in modo da ottenere il cosiddetto beta storico del periodo considerato.

Il confronto deve ovviamente avvenire per periodi identici, con rilevazioni omogenee, per evitare una distorsione nella valutazione. In generale possiamo considerare che, per un investitore avverso al rischio, a parità di rendimento storico, è preferibile il portafoglio che garantisce la minore deviazione standard (o il più basso valore del beta storico).

 

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