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Un’Europa più forte - Arriva il nuovo numero di Focus Risparmio

19 giugno 2017 - Chiamati alle elezioni anticipatamente, i britannici hanno fatto sentire la loro voce, gridando “no” ai movimenti di forte chiusura nazionalista e ancora “no” alla hard Brexit. Così il premier britannico ha fatto un assist importante a un’Europa che, a dispetto delle aspettative iniziali, continua a fare proseliti. Prima in Olanda, con la vittoria del liberale Mark Rutte (ha surclassato anti-europeista Geert Wilders), e poi ancora in Francia, dove la sostenitrice della Frexit, Marine Le Pen, non è riuscita a conquistare la vetta dell’Eliseo.

Il progetto Europa, dunque, rimane vivo. E, per usare le parole di Paolo Magri, vicepresidente e direttore dell'Ispi, all’orizzonte ora si intravede un possibile asse franco-tedesco. L’obiettivo è convergere verso quelle riforme necessarie per rendere sostenibile l’Unione.

Un’Unione che prosegue sulla strada dell’integrazione e dell’armonizzazione anche nel mondo finanziario. Lo sta facendo con la MiFID II, che entrerà in vigore nel Belpaese a gennaio 2018. E lo sta facendo anche sul piano della previdenza complementare. Con la nascita dei Pepp (Pan-European Personal Pension Product), ovvero i piani individuali pensionistici standardizzati a livello comunitario. Un progetto fortemente voluto dalla Commissione europea e su cui c’è grande ottimismo. Ma la strada non è tutta in discesa, anzi. Gli ostacoli da superare sono tanti e diversi. Come la fiscalità, che non è uniforme tra i vari Paesi membri.

Intanto, sempre parlando di prodotti previdenziali, l’Italia può tirare un sospiro di sollievo dopo l’approvazione in Commissione Bilancio dell’emendamento che ha escluso i fondi pensione dalla procedura di bail-in. Un provvedimento che, si spera, possa incentivare le adesioni a una previdenza complementare che negli ultimi anni ha saputo dimostrare di performare meglio del Tfr. Dalla riforma delle pensioni (2007) a oggi, solo in due occasioni il Tfr è riuscito a battere i fondi pensione: nell’annus horribilis dei mutui subprime, il 2008, quando i negoziali hanno perso il 6,3% e i fondi aperti sono crollati del 14%, e nel 2011, quando l’inflazione media si è attestata al 2,78 per cento.

Tuttavia per incentivare le adesioni bisogna lavorare molto anche su fronte dell’educazione finanziaria, visto che l’Italia ha un livello di alfabetizzazione finanziaria ancora al di sotto della media Ue. Lo testimonia la nuova indagine Pisa (la prova di financial literacy è stata sostenuta da un gruppo di 48mila adolescenti selezionati tra i 12 milioni di quindicenni che hanno partecipato all’indagine), i cui risultati sono stati resi noti a fine maggio. Rispetto alla precedente indagine, però, il tricolore ha fatto dei passi avanti importanti. Grazie anche alle numerose iniziative in atto e a quelle prossime a partire. Un risultato che fa ben sperare per il futuro del Paese.

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